Festival del diritto
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07 October 2010
"Niente di straordinario". Franca Viola, la ragazza che cambiò la Sicilia.
07 October 2010
Tra i vari incontri che hanno animato il Festival del Diritto uno dei più interessanti e toccanti è stato quello su Franca Viola, svoltosi nella Sala d’onore di Palazzo Rota Pisaroni, tra i magnifici dipinti settecenteschi del piacentino G. Manzoni.
Silvana Trucchi, Laura Montanari, membri dell’associazione “Pane e Rose” e Lorella Reale, regista del documentario fil rouge dell’evento, sono state relatrici della conferenza.
Franca Viola era una ragazza siciliana di famiglia contadina che si ribellò alla mentalità feudale della Sicilia degli anni ’60. Fu la prima donna che ebbe il coraggio di denunciare il suo stupratore ribellandosi alla legge 544 del Codice Penale che imponeva il matrimonio riparatore per salvare l’onore della famiglia e annullare il reato di violenza trasformando l’aguzzino in marito della vittima.
La storia si svolge ad Alcamo, piccolo paese dove tutti conoscono i fatti di tutti. In vicolo dell’Arancia vive Franca che ha 16 anni e non è una ragazza come le altre, non piega la testa e non si sottomette.
E’ di questo che si innamora Filippo Melodia e in qualche modo riesce a conquistare il cuore della giovane.
Non passa molto tempo che la chiede in sposa al padre, ma la ragazza ci ripensa, non vuole sposare un uomo che non ama.
Melodia, signorotto del paese che gira armato e ottiene sempre quello che vuole, non accetta il rifiuto e insieme a sette suoi amici decide di rapire la ragazza per darle una lezione.
E’ il giorno di S. Stefano del 1965, sono le nove del mattino quando Franca e il fratellino, accorso in suo aiuto, vengono portati via, ma mentre il bambino viene rilasciato la sera stessa, di Franca non si avranno notizie per altri otto giorni. I genitori denunciano il fatto, ma non vengono creduti perché nessuno ha visto niente; neanche i giornali danno molta importanza all’avvenimento, pensando si tratti della solita fuitina.
Ma arrivati al due Gennaio comincia a nascere qualche dubbio, la ragazza manca da casa da troppo tempo.
Finalmente Franca torna dalla famiglia e Melodia è sicuro che di lì a poco convolerà a giuste nozze con la giovane. Tuttavia siamo in un’Italia che sta cambiando e anche Franca sta per dare un forte colpo alla società siciliana. Rifiuta il matrimonio e sostenuta dal padre denuncia Melodia e i suoi uomini.
Franca vuole giustizia, ma questo non va bene.
La mafia riduce la famiglia della ragazza sul lastrico e in paese tutti sono contro di lei. “Occhi a terra, è così da sempre. Ti sei messa a sfidare leggi antiche, Franca, e guarda cos’è successo”, “Chi ti vorrà più sposare ora?”: questo è quello che si mormora.
Finalmente inizia il processo e dopo molto tempo la Corte di Trapani si riunisce per la sentenza.
La condanna è di undici anni per Melodia e cinque anni per i complici, ma vista la gravità del reato si decide di aumentare per tutti la pena di altri due anni. Questa è l’unica vittoria che Franca vuole, rifiuta infatti ogni tipo di risarcimento.
Passa qualche anno, Franca ne ha venti e si sposa in abito bianco. Quando gliene chiedono il motivo, risponde: “Che cosa devo dire? Non sono io la disonorata, è lui che ha perso l’onore”.
Grazie al suo coraggioso gesto cambiarono molte cose per le donne, si può dire che Franca fu l’emblema di uno Stato che stava cambiando.
Dopo questo avvenimento molte altre ragazze siciliane si fecero avanti e denunciarono i loro mariti-stupratori. Grazie alle battaglie combattute in seguito dalle femministe fu abolita la legge 544, ma lo stupro fu riconosciuto come delitto contro la persona solo nel 1996. Il gesto di Franca è stato un gesto coraggioso: è riuscita a dimostrare che era una persona e non un oggetto.
Tutte le donne dovrebbero ispirarsi a lei e non dovrebbero provare paura o vergogna a denunciare i loro violentatori. Ancora oggi il 21,9% delle donne subisce violenza nella vita e ogni tre giorni una donna muore per le violenze di un uomo.
La storia di Franca è stata portata al Festival come esempio per spronare le vittime delle violenze a denunciare i loro carnefici. Lo stupro è uno dei reati più disumani che possano essere compiuti: annienta, umilia, e lascia dentro una ferita che non si rimarginerà più.
La poetessa M. Piercy ha espresso ciò che si prova quando si subisce uno stupro con una poesia che si spera faccia capire quanto possa essere crudele questo atto:
“Non c’ è differenza tra l’essere stuprata
e l’essere scaraventata giù da una rampa di scale
tranne che le ferite sanguinano anche dentro.
Non c’è differenza tra l’essere stuprata
ed essere investita da un camion
tranne che dopo gli uomini ti chiedono se ti è piaciuto[…]”.