Festival del diritto
La voce delle scuole
08 October 2010
Equità sociale e reddito medio: i due pilastri del benessere civile
08 October 2010
Direttamente dalle cattedre londinesi, Kate Pickett fa visita a Piacenza in occasione del Festival del Diritto offrendoci il risultato delle sue ricerche su un tema tanto complesso, quanto affascinante e che può essere sintetizzato in una domanda: ” Perché le disuguaglianze rendono le persone più infelici”?
Senza tanti giri di parole, attraverso grafici a linee, la professoressa inglese ha subito centrato il vero problema di fondo alla base delle disuguaglianze, ossia il tarlo della società; l’enorme differenza di reddito tra i cittadini. In certi paesi, quali gli Stati Uniti e l’Inghilterra, si sono effettuati precisi calcoli sulla disuguaglianza a livello economico, rapportando il 20% dei redditi medi della parte più ricca della popolazione con il 20% di quelli della parte più povera. Più c’è divario tra ricchi e poveri e più il tasso di infelicità è elevato. Tuttavia, nonostante la presenza maggiore di persone agiate, in certi paesi il “livello di felicità” medio non riesce ad aumentare in quanto, come sottolinea la studiosa: <<Esiste una presenza troppo forte della disuguaglianza, e quest’ultima origina un vasto campione di problemi sociali>>.
È proprio partendo dalla moltitudine delle disuguaglianze sociali che la Pickett ha elaborato una serie di grafici, tutti finalizzati ad analizzare una serie di dati per studiare, una risposta ad una domanda semplice: <<Può l’equità sociale essere influenzata dal livello di reddito percepito>>?
Lasciando l’aspetto economico apparentemente in disparte, la ricercatrice si è soffermata poi sull’analisi di quelli che sono i principali problemi all’ordine del giorno delle società di oggi: malattie mentali, consumo di droghe, livello di obesità, tasso di omicidi e furti, livello di fiducia degli individui (è possibile fidarsi degli altri?).
Da queste considerazioni è emerso che, nei quei paesi dove troviamo una maggiore uguaglianza di reddito all’interno della poplazione, sono minori anche le problematiche di carattere sociale. Tuttavia la scrittrice si chiede: <<Il problema del tasso di felicita è rappresentato solo dal divario nell’ambito del reddito? No, non solo; bisogna trarre vantaggio da una maggiore uguaglianza sociale>>.
Ma perché siamo tanto sensibili alla disuguaglianza? La risposta la troviamo nella relazione tra lo stato sociale, la società e la salute; perché più siamo attivi socialmente, più veniamo considerati e ciò comporta una maggiore felicità.
Effettivamente il vero problema ha un fondo biologico e psicologico: noi siamo stressati in quanto abbiamo troppo timore di venir giudicati dal resto del mondo. Più il nostro livello sociale è elevato, e maggiore è la nostra preoccupazione nei confronti dei giudizi altrui.
In conclusione, la più grande incognita da risolvere, oltre a quella della differenza troppo elevata di reddito, è come noi combattiamo il “dito puntato” contro la nostra persona: <<Non abbiamo mai “sanato” la disuguaglianza, questo è il vero problema!>> Sono le parole di Kate Pickett al termine della sua relazione.

Nicola Paraboschi, 5°A IPAAS “Marcora” di Cortemaggiore, “Obiettivo Terra