Festival del diritto
La voce delle scuole
10 October 2010
Non è l’attimo fugace ma il risveglio felice
10 October 2010
Durante un evento importante come il Festival del diritto, che ha trattato una tematica come quella della disuguaglianza, non poteva mancare un intervento su un argomento attuale, ma spinoso al tempo stesso, come quello della sessualità e delle relative discriminazioni. Sono Francesco Bilotta, Alessandra Facchi, Vittorio Lingiardi, coordinati da Antonella Rampino ad assumersi la difficile impresa di relazionare sul problema, e lo hanno trattato con serietà ed adeguatezza.
La sessualità, la possiamo intendere come un disordine rispetto ad un punto costituito e allo stesso tempo anche come l’espressione della libertà fisica; tuttavia essa non viene espressa come “legge”, ma semplicemente da essa viene, in qualche modo, organizzata. Sono le leggi a dover seguire gli individui e non gli individui che devono seguire le leggi; questo è il concetto portante sul quale si basa discriminazione sulla sessualità, sull’omosessualità.
È impossibile trattare un argomento come questo, che è parte della società odierna, e non parlare dei diritti di molte persone che, spesso e volentieri, vengono negati. Pari dignità e opportunità devono necessariamente essere riconosciuti anche per le persone omosessuali; non sono alieni provenienti da altri pianeti, sono dei comuni cittadini che necessitano di rispetto e correttezza come tutti gli altri esseri umani. Il vero problema è che, ad oggi, non ci si chiede quali sono le cause che spingono una persona a diventare omosessuale o che cosa comporti un percorso come quello che conduce a questa realtà.
Traendo spunto da una citazione di un autore conosciuto che scrisse “Non è l’attimo fugace, ma il risveglio felice” si possono fare alcune considerazioni: oggi tendiamo a discriminare che è diverso da noi soffermarci solo sul “risveglio felice” in quanto siamo distratti dalla nostra visione della normalità; in realtà non esistono elementi fondati per discriminare gli omosessuali, in quanto la sessualità è la rappresentazione del privato per eccellenza. Il diritto entra solo se vi è danno ad altri, ossia nel “luogo” pubblico. Il privato di una coppia deve restare tale senza elementi non opportuni di distinzione di alcun genere. Quello che una persona fa in casa propria, se non offende altri, sono fatti suoi. Quindi, secondo il diritto vigente, è possibile che una realtà come l’accordo matrimoniale tra coppie omosessuali non venga ammessa? In realtà essi hanno le stesse tutele degli altri?
La costituzione della nostra repubblica si espone molto chiaramente negli articoli 3 e 29: nel terzo si legge “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale”; mentre nel ventinovesimo “la repubblica riconosce i diritti della famiglia”.
Bilotta chiude la sua relazione con una frase che colpisce, provoca ma fa riflettere: <<Dire no ai matrimoni gay è contraddittorio: dobbiamo interpretare l’art. 3 della costituzione alla luce del 29 e non il contrario. E se due eterosessuali sono sterili? Allora non li facciamo sposare nemmeno loro?>> Sono parole che spingono sicuramente ad una riflessione profonda sul significato e sul riconoscimento della dignità della persona.
Nicola Paraboschi, 5°A IPAAS “Marcora” di Cortemaggiore, “Obiettivo Terra”